Home » Primo piano, Resto del mondo » Il fallimento dell'”accordo del secolo” segna il declino della presenza anglo USA in Medio Oriente

Il fallimento dell'”accordo del secolo” segna il declino della presenza anglo USA in Medio Oriente

di Luciano Lago

Il nuovo corso della politica dell’Amministrazione Trump con il piano di pace per il Medio Oriente annunciato in pompa magna dallo stesso Trump e da suo genero, l’ultra sionista Jared Kushner, si è arenato prima ancora di essere presentato ufficialmente.
Si era parlato molto del cosiddetto “accordo del secolo”, inteso a risolvere la situazione in Medio Oriente, che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha promesso di pubblicizzare nei prossimi mesi. In realtà questo si è dimostrato un grosso bluff che si ritorce contro chi lo ha proposto e sponsorizzato.

È risaputo che il riconoscimento di Donald Trump di Gerusalemme come capitale di Israele e il trasferimento dell’ambasciata americana in questa città hanno causato indignazione nel mondo musulmano. Era stata quella una mossa fatta da Trump per assicurarsi l’appoggio di Israele e soprattutto della potente lobby sionista all’interno degli USA, che risulta essenziale per determinare il sostegno alla presidenza di Donald Trump anche nelle elezioni presidenziali del 20120.
Tuttavia le cose non sono andate come prevedeva la dirigenza neocon di Washington e la reazione a questa mossa, piuttosto che l’era di pace predicata da Trump, ha portato a nuovi disordini, rivolte nei territori palestinesi ed a Gaza, con ancora una volta molte vittime palestinesi e molto sangue versato. Senza contare le manifestazioni di proteste di massa avvenute in tutto il mondo mussulmano, dall’Algeria al Pakistan. 
Non soltanto questo ma anche l’irritazione da parte di alcuni alleati tradizionali di Washington come il regno di Giordania che, essendo il custode dei luoghi santi per l’Islam di Gerusalemme, ha manifestato tutta la sua irritazione per questa mossa avventata degli USA.

Neppure gli sforzi diplomatici fatti dai rappresentanti di Washington sui vari paesi arabi della regione, hanno consentito di superare l’irrigidimento e la condanna di tutto il mondo arabo e mussulmano, con l’eccezione delle monarchie dei vassalli di Washington nel Golfo Persico, Arabia Saudita, Emirati, Kuwait e Barhain.
Persino i primati delle Chiese cristiane di Gerusalemme si son pronunciati contro la decisione degli Stati Uniti ed hanno ricordato lo status internazionale decretato a suo tempo dalle Nazioni Unite per Gerusalemme, città sacra alle tre religioni che non può essere unilateralmente violato da una decisione di Israele e degli USA.

Alla luce di questi sviluppi, il 14 febbraio 2019, il quotidiano The Jerusalem Post ha riferito che la moschea di Al-Aqsa e la città vecchia di Gerusalemme erano “troppo simboliche, venerate e sacre per i musulmani per permettere ai loro leader di accettare di consentire a Israele di ricevere legittimazione per il loro controllo “.

Si deve riconoscere che il mondo attuale sta diventando sempre più interdipendente ed è ampiamente riconosciuto come multi-laterale, nonostante i tentativi forzosi degli USA di ristabilire l’unilateralismo della propria dominazione, come era avvenuto alla fine degli anni ’90, dopo lo scioglimento dell’URSS. Per quanto gli Stati Uniti abbiano sempre una posizione di rilievo nella comunità internazionale, questi non possono imporre molte delle loro decisioni, anche alla luce dei disastri che hanno provocato in Medio Oriente ed in Asia centrale. Paradossalmente, gli alleati di Washington, anche se spesso non molto coerentemente, seppure sempre più attivamente, stanno tentando di difendere i propri interessi e cercano di seguire le proprie politiche.

Manifestazione per la Palestina in Francia

In questo senso è degna di nota la posizione presa da un certo numero di nazioni nei confronti dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e il lavoro per i profughi della Palestina (UNRWA). Quando gli americani hanno rifiutato di dare un contributo per sostenere il lavoro di questa organizzazione, alcune nazioni asiatiche ed europee hanno risarcito i fondi mancanti su richiesta dei palestinesi.

Sulla base delle perdite già subite, i palestinesi hanno già, in generale, respinto questo piano, in quanto non include alcuna menzione del fatto che Gerusalemme Est sia la capitale del potenziale stato palestinese, oltre a ignorare quasi completamente il problema dei rifugiati. Secondo fonti palestinesi, gli americani vorrebbero solo discutere della questione di circa 40.000 rifugiati, che sono sopravvissuti alla guerra nel 1948, e non intendono prendere in considerazione il fatto che il numero complessivo di rifugiati è aumentato fino a 5 milioni in questi anni .

Tuttavia, il tentativo degli Stati Uniti e dei suoi alleati, è ancora quello di accantonare la questione palestinese ai margini della storia, annunciando con enfasi che il problema chiave che deve affrontare il Medio Oriente è quello della lotta contro l’Iran. Questa strategia di Washington di creare un nuovo focolaio di tensioni nella travagliata regione del Medio Oriente è troppo scoperta per non rivelare l’obiettivo degli USA di riprendere il controllo della regione che gli viene sfuggendo di mano a seguito del fallimento delle campagne di guerra e terrorismo sobillate da Washington e dai suoi alleati contro la Siria e l’Iraq. 
Era una campagna che mirava alla destabilizzazione ed alla balcanizzazione della regione per gli obiettivi geopolitici degli USA e di Israele. Gli strateghi di Washington e di Israele non avevano previsto di trovarsi di fronte l’accanita resistenza dell’Esercito siriano e dell’asse della Resistenza costituito da Siria-Hezbollah-Iran a cui si è aggiunto il determinante appoggio russo. Un errore di calcolo che adesso gli USA e Israele pagano con una situazione nuova che vede il costituirsi di nuove forze in grado di dare scacco al dominio USA-sionista nella regione.

Militanti palestinesi del FPLP


Rimane il fatto che un tentativo grossolano di Washington di unificare Israele e molte altre nazioni arabe in un’alleanza contro Teheran, durante la conferenza di Medio Oriente a Varsavia, non è riuscito a trasformare in realtà i sogni dei neon statunitensi . Il fallimento del vertice è stato ampiamente dimostrato e certificato da tutti gli osservatori internazionali.
Gli USA sono disperatamente alla ricerca di nuove alleanze dopo il fallimento dei loro piani ma il loro sistema di minacce e di sanzioni non riesce a cambiare gli equilibri della regione che volgono a vantaggio della Russia e delle forze di quei popoli che hanno combattuto per riaffermare il loro diritto alla emancipazione dal neocolonialismo e dall’imperialismo.
Un siriano ci ha detto: nella nostra storia, nel corso dei secoli, abbiamo cacciato molti invasori dalle nostre terre, molti di loro si presentavano per “liberarci” dai tiranni; cacceremo definitivamente anche questi che si presentano come “esportatori di democrazia”.

Short URL: https://www.romanewpress.it/?p=1321

Scritto da su Mar 10 2019. Archiviato come Primo piano, Resto del mondo. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questa voce

Lascia un commento

 

 

 

paladini-del-videogioco

© 2019 Roma NewPress. All Rights Reserved. Accedi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
-