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Che donne

Nella storia del lavoro sociale ci sono molte donne che hanno dato un contributo significativo per l’evoluzione di questo campo. Prendendo spunto dal libro “I giganti del lavoro sociale” di Bruno Bortoli (Erickson, 2013), abbiamo selezionato le 10 figure più importanti dal 1500 ai giorni nostri. (Nella foto: in alto da sinistra S. Luisa de Marillac, Maria Gaetana Agnesi, Octavia Hill, Jane Addams e Florence Kelley. In basso da sinistra: Frances Perkins, Gisela P. Konopka, Alice Salomon, Cecile K. Brunschvicg e Ersilia Bronzini Majno).

  1. Santa Luisa de Marillac (1591-1660). Ha dedicato la sua vita all’assistenza degli ultimi, lavorando con Vincenzo de Paul e dando vita alle Figlie della Carità. Nel 1960 Papa Giovanni XXIII la dichiarava patrona «di tutti quelli che, in qualunque modo, svolgono un lavoro sociale di ispirazione cristiana». Il 15 marzo ricorre la festa religiosa di Santa Luisa, nel mese internazionale dedicato al social work.
  2. Maria Gaetana Agnesi (1718-1799). Dopo essersi dedicata per anni alla matematica, offrendo contributi importanti, alla morte del padre, nel 1752, si dedicò completamente alla cura dei poveri, dei malati e delle Sacre scritture. Aprì un piccolo ospedale, andò a vivere con le malate e, nel 1771, divenne direttrice del Pio Albergo Trivulzio di Milano.
  3. Octavia Hill (1838-1912). La sua opera, forse spesso trascurata, risultò rilevante nel campo della formazione e costituì una fondamentale tappa di avvio nella nascita della professione. Si batté con forza per migliorare soprattutto le condizioni abitative dei poveri e riuscì a mettere in piedi un progetto concreto e fortemente innovativo per l’epoca.
  4. Jane Addams (1860-1935). Sociologa e pacifista statunitense, inizia la sua attività fondando, nel 1889, uno spazio per i più bisognosi in un quartiere degradato di Chicago. L’obiettivo era rendere ogni uomo e donna maggiormente consapevoli delle proprie capacità, diventando così bravi cittadini. Per i risultati del suo lavoro riceve nel 1931 il Premio Nobel per la Pace.
  5. Florence Kelley (1859-1932). È stata tra le figure che hanno contribuito alla giustizia sociale nella prima parte del ventesimo secolo. Le sue azioni per l’abolizione del lavoro minorile, per la promozione della legislazione a tutela delle donne, per l’istituzione dei minimi salariali e per lo sviluppo di servizi materno-infantili testimoniano un impegno incisivo e originale.
  6. Frances Perkins (1880-1965). Nominata Segretario del Lavoro dal Presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt, divenne la prima donna ad occupare una posizione così prestigiosa in un gabinetto presidenziale. Durante il suo mandato (di ben 12 anni) si è occupata di molte questioni importanti: il salario minimo e le indennità di disoccupazione; le pensioni agli anziani e i benefit ai cittadini poveri; si è impegnata contro gli incidenti sul lavoro e ha sostenuto i provvedimenti legislativi contro il lavoro infantile.
  7. Gisela Peiper Konopka (1910-2003). La sua è stata un’esistenza intensa: l’infanzia fra gli ebrei di Berlino, l’adolescenza nel movimento giovanile tedesco, la resistenza al nazismo, la persecuzione, l’esilio. E quindi la straordinaria carriera professionale a livello internazionale come organizzatrice di servizi, teorica e formatrice. La sua concezione si inserisce nella prospettiva che riconosceva come buone pratiche di lavoro sociale tutte le attività che integravano l’interesse per l’individuo e il gruppo con l’interesse per l’azione politica.
  8. Alice Salomon (1872-1948). Protagonista assoluta della formazione al lavoro sociale in Germania, dal suo avvio fino agli anni Trenta, è stata capace di tessere una rete internazionale che ha permesso al lavoro sociale di affermarsi come professione e come disciplina. Va ricordata anche per il suo impegno nel movimento femminista e pacifista e per la persecuzione del regime nazista in quanto intellettuale ed ebrea.
  9. Cecile Kahn Brunschvicg (1877-1946). Nel 1909 ha dato vita a un intervento assistenziale innovativo: una sorta di sala mensa nella quale potevano ritrovarsi operai di diverse aziende per la pausa pranzo. Da qui iniziò la sua militanza nei movimenti femminili. Divenne segreteria generale e presidente dell’Unione Femminile Francese, quindi fece parte del governo francese occupandosi di istruzione e, durante la Seconda guerra mondiale, si occupò di accoglienza dei rifugiati anti-nazisti.
  10. Ersilia Bronzini Majno (1859-1933). Tra le figure più importanti nella lotta per la emancipazione delle donne, diede vita all’Unione femminile nazionale. Tra le più attive promotrici di una legge per la tutela della gravidanza e della maternità delle lavoratrici, riesce a portare il tema all’ordine del giorno sia nell’ambito di congressi nazionali sia in ambito giornalistico. La carenza della legislazione la porterà ad impegnarsi nell’attivazione delle Casse di maternità. Focalizza nel contrasto allo sfruttamento e all’abuso sessuale uno degli ambiti prioritari di intervento per “l’elevazione della donna”. All’inizio del secolo si batte per la riforma del trattamento della delinquenza minorile e conduce una instancabile campagna per l’introduzione anche in Italia dei Tribunali dei minori.

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Scritto da su Gen 27 2019. Archiviato come Cultura, Leggila Pucci. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questa voce

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