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Demon’s Soul’s Remake, recensione

Tra i primi giochi usciti per Play Station 5 arriva un remake non da poco: Demon’s Soul’s Remake. Questo titolo, prodotto da Bluepoint Games, è una nuova interpretazione dell’ambito cult-classico – uscito su Ps3 – che ha aperto la strada ai vari Dark Souls, Bloodborne eSekiro: Shadows Die Twice.

Il gioco promette di essere un’autentica resurrezione del fantasy notoriamente difficile, vedendo i giocatori tornare nella città di Boletaria con immagini 4K e combattimenti integrati rielaborati. Il Regno di Boletaria è un luogo che non perdona, entrarvi significa abbracciare un ciclo apparentemente infinito di morte e resurrezione mentre si cammina lentamente attraverso cupe paludi, caverne oscure e mura del castello incombenti.

È buio e tetro, come se gli abitanti dell’inferno avessero affondato un pugnale nell’idea stessa di felicità e avessero lasciato appassire la sua forma senza vita.

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From Software Demon’s Souls ospita questo regno in un gioco di ruolo senza compromessi di prim’ordine, brillante, atmosferico e visionario. È allo stesso tempo “vecchio stile” e innovativo, un dungeon crawler ostinatamente difficile, con meccaniche del tutto uniche. Forse il più grande trionfo del gioco, tuttavia, è che prende delle qualità normalmente associate alla frustrazione e al disagio – continui tentativi ed errori, lenta progressione, aspri nemici – e le rende virtù.

La straordinaria capacità di Demon’s Souls Remake di intrappolare nella sua rete inizia con i suoi cinque mondi cupi e meticolosamente realizzati.

Ci sono alcuni dei soliti elementi dell’oscura fantasia medievale – draghi ruggenti, cavalieri demoni vestiti di armature logore, castelli di pietra fatiscenti – che vengono plasmati in un universo coeso e affascinante. Ogni elemento è esattamente al posto giusto, dai demoni svettanti che sembrano mante, alle file di demoni che usano i propri picconi per portare alla luce oggetti di valore non specificati.

Ogni mondo sembra autentico, così come il mondo hub (chiamato Nexus) da cui si accede. Non c’è molta narrativa di cui parlare, solo alcuni retroscena di base intriganti riguardanti la bestia gigante chiamata l’Antico e sui demoni che infestano il regno. Ma si noterà a malapena quanto siano sottili i fili della trama, poiché il regno stesso tesse una storia a sé stante, mentre si esplorano lentamente i suoi angoli e fessure e mentre i personaggi che si incontrano sembrano totalmente nel loro elemento. Se il personaggio dovesse morire durante i viaggi, le anime che si sono accumulate non sono necessariamente andate perse per sempre. Si può tornare al luogo della propria morte e toccare la macchia di sangue che si è lasciato alle spalle, riavendo così le anime perdute.

Nel complesso la meccanica del gioco è rimasta invariata, ciò che colpisce è la grafica che sfrutta al pieno la potenza della nuova console Sony e un audio rimasterizzato per l’occorrenza. L’aggiunta di nuovi Dlc e quant’altro rendono il gioco come “nuovo” per chi lo prova la prima volta. Quindi Demon’s Soul’s Remake si merita un voto che va oltre la sufficienza piena. 8.5

fonte paladinidelvideogioco.it

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Scritto da su Nov 17 2020. Archiviato come Gamestation. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questa voce

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