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Recensione di Ghost Recon Breakpoint per Xone

Ghost Recon Breakpoint è disponibile sia per PlayStation 4 che per Xbox One. Inevitabile, dunque, fare un confronto tra la versione per Xone e quella per la piattaforma targata Sony.

L’ultima edizione dello sparatutto open world di Ubisoft ha diversi punti favorevoli, ma nonostante ciò alcune caratteristiche risultano alquanto deludenti, dunque nel complesso questo titolo sembra aver fatto un passo indietro rispetto a Ghost Recon: Wildlands.

La trama di Ghost Recon Breakpoint è molto semplice: il personaggio principale è Nomad, un soldato “fantasma” dell’esercito americano che, insieme ad una squadra di militari, giunge in un arcipelago chiamato Auroa, di proprietà dell’imprenditore tecnologico Jace Skell. Una nave mercantile statunitense ancorata al largo dell’isola è stata bombardata, quindi i fantasmi hanno il compito di scoprire cos’è successo.

Nomad apprende che ad Auroa vige una dittatura introdotta da una compagnia militare privata chiamata Sentinel. Dopo essersi messo in contatto con alcuni ex dipendenti di Skell, il protagonista può cominciare a distruggere i sistemi di difesa dei droni gestiti dai suoi antagonisti, e così può far giungere una nave nell’arcipelago per poter essere coadiuvato da ulteriori rinforzi. Costellata di flashback e doppi scambi, la storia si dipana come una missione “spec-ops” ben eseguita.

Tuttavia, la struttura di base del gioco ne ostacola il pieno divertimento. Innanzitutto risulta poco soddisfacente il sistema di copertura, un elemento vitale di qualsiasi sparatutto in terza persona. Purtroppo la meccanica del videogame risulta confusionaria, quindi il giocatore è irrimediabilmente scopribile, dando spesso ai nemici la possibilità di essere individuato e di far scattare l’allarme.

Inoltre, ogni volta che si muore, Breakpoint rilancia il giocatore in posizioni apparentemente casuali, quindi spesso si è costretti a camminare per diverse miglia prima di riprendere dal punto in cui il gioco era stato interrotto. E mentre il terreno della mappa gigante è impressionante, l’attraversamento di Nomad è falsamente fitto.

La sensazione di dover superare le meccaniche di base del gioco per poter completare le missioni è uno dei principali punti di debolezza di Breakpoint che, nel complesso, non sembra affatto spiacevole.

Ad esempio, vi è una comoda rete di bivacchi intorno alla mappa per viaggiare velocemente, in cui Nomad può cimentarsi nel selezionare imbarcazioni, cambiare classe e, soprattutto, costruire un elicottero. Sono disponibili svariate missioni secondarie, e tutte risultano piacevolmente differenti tra di loro, richiedendo al contempo dei turni tattici.

I gadget di Ghost Recon sono copiosi, incluso il drone distintivo per marcare i nemici, sebbene la capacità di eliminare automaticamente fino a tre avversari spetti esclusivamente a droni specifici a tiro sincronizzato.

Come da tradizione, in una partita di questo sparatutto si può decidere di abbandonare il gioco cooperativo. Tuttavia, se si riescono a trovare fino a quattro compagni di squadra, il videogame diventerà più facile e divertente. Anche la modalità online Ghost War di Breakpoint non è male.

In sintesi, un titolo che raggiunge sì la sufficienza, ma che non presenta nulla di sostanzialmente differente rispetto alla versione per PlayStation 4.

fonte paladini del videogioco

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Scritto da su Ott 11 2019. Archiviato come Gamestation. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questa voce

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