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La globalizzazione dell’odio

di Marino D’Amore

In Nuova Zelanda durante la preghiera del Venerdì un commando di quattro persone guidate da un ventottenne australiano, Brenton Tarrant, ha assassinato 49 persone in due moschee. Tarrant ha trasmesso su Facebook il massacro. “Mi sono ispirato alla strage compiuta ad Utoya, in Norvegia, da Anders Breivik nel 2011. Voglio uccidere gli stranieri invasori” ha affermato. Gli attacchi sono avvenuti intorno alle 13.40 ora locale – l’1.40 del mattino in Italia.

Il drammatico attentato avvenuto in Nuova Zelanda oltre a porci di fronte alla barbarie più sanguinosa e immotivata ci impone di fare alcune riflessioni: la prima è che siamo di fronte alla globalizzazione dell’odio, un fenomeno che non conosce confini nazionali e culturali ma esporta gli stessi modelli di sangue e di eliminazione fisica nei confronti di ciò che non riconosciamo come appartenente al nostro gruppo, la seconda è che il fuoco populista e sovranista alimentato dal vento della politica e delle classi dirigenti internazionali genera e diffonde l’odio cieco e irrazionale verso l’altro e si insinua come un veleno nelle menti malate e criminali di individui affetti da patologie psichiche generando alibi e emergenze da dover risolvere con azioni tanto risolute quanto violente. La terza è che la spettacolarizzazione della morte diventa social e avvenimento da condividere con altri, neutralizzando qualsiasi componente emozionale e tramutandosi in puro e semplice intrattenimento sia per gli assassini sia per coloro che dovrebbero raccontare giornalisticamente l’evento. Il dramma accaduto oltre a farci capire per l’ennesima volta come la storia non insegni nulla e porti altro dolore con l’oblio, ci insegna che quando la politica e l’informazione parlano ad un pubblico, qualsiasi esso sia, hanno una grande responsabilità che troppe volte disattendono creando mostri globalizzati pieni di odio.

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Scritto da su Mar 18 2019. Archiviato come L'opinione di D'Amore, Primo piano. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questa voce

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