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L’Italia nel mezzo della contesa tra Washington e Pechino

L’Italia del governo giallo/verde si inserisce inaspettatamente nella contesa commerciale e geopolitica tra la Cina e gli Stati Uniti.
Come aveva preavvisato qualche giorno fa l’influente “Financial Times”, l’Italia si prepara a sostenere formalmente e compartecipare economicamente con l’iniziativa Belt and Road (BRI) prevista dalla Cina fra Europa ed Asia. 

l piano BRI, noto anche come progetto “Belt and Road Iniziative” e sostenuto dal premier cinese Xi Jimping, mira a collegare la Cina via mare e terra con l’Asia sud-orientale e centrale, il Medio Oriente, l’Europa e l’Africa, attraverso una rete di infrastrutture sulle linee dell’antica Via della Seta. Il piano prevede tutta una serie di mega investimenti nei paesi che prendono parte al piano, dalla Grecia, alla Turchia, all’Iran, alle repubbliche asiatiche, all’India Si parla del più massiccio piano di sviluppo economico messo in moto fra Europa e Asia.

Per quanto i negoziati a livello di governi siano ancora in fase di sondaggio, si sapeva che l’Italia aveva in corso con le autorità di Pechino una trattativa per un accordo preliminare che consentisse alle imprese italiane di ottenere una compartecipazione al progetto. Tutto era però rinviato alla visita del presidente cinese Jin Jinping alla fine di questo mese.
Il presidente cinese dovrebbe recarsi in Italia dal 22 al 24 marzo. Il premier Conte ha sottolineato che Roma e Pechino cercheranno un accordo quadro durante la visita di stato.
l premier italiano, Giuseppe Conte, ha anche annunciato i suoi piani per partecipare a un vertice BRI in Cina ad aprile che dovrebbe sugellare gli accordi.

Compartecipando al grande progetto cinese, l’Italia diventerebbe il primo paese del G7 a far parte del BRI. Questo considerando che l’Italia, se il Regno Unito lascia l’UE, sarà la terza economia della zona euro , accanto a Germania e Francia. Nonostante tutti i suoi problemi, l’Italia è anche un Paese importante nel Mediterraneo e ha una certa influenza sulle aree periferiche, dal nord Africa ai Balcani.
Cooperando con la Cina, l’Italia può migliorare ulteriormente il trasporto marittimo e motivare il collegamento tra Europa ed Asia. 
Questo porterebbe un grande vantaggio per i prodotti del “Made in Italy” che avranno più accesso al mercato cinese che si trova in rapida crescita, dando una forza trainante per l’economia italiana che si trova in fase stagnante.

Polizia cinese e carabinieri italiani per le vie di Roma


Tuttavia l’Italia deve “ha fatto i conti senza l’Oste”, ove l’oste sono gli Stati Uniti che sono impegnati ad ostacolare la Cina su tutti gli aspetti, che siano quelli del commercio o della tecnologia, e questa conflittualità rischia di ostacolare qualsiasi accordo e infliggere anche una battura di arresto ai legami di cooperazione fra Cina-Europa che sono stati fino ad ora in forte sviluppo.

Quando sono arrivate le prime dichiarazioni ufficiali del premier italiano, Conte, immediata è partita la reazione di Washington che non vedeva l’ora di esprimere la sua contrarietà al progetto di partecipazione italiana.
Gli Stati Uniti, che sono attualmente impegnati in una massiccia controversia commerciale con la Cina, considerano il vasto paese asiatico una minaccia diretta al suo predominio economico e hanno espresso pessimismo sul piano delle infrastrutture di Xi.
il portavoce della Casa Bianca, Garrett Marquis, su Twitter, ha provveduto ad inviare un avvertimento sottilmente velato, diretto al governo italiano, del voler partecipare all’ iniziativa che mira ad unire mercati europei e asiatici, tale personaggio, portavoce del gruppo di consiglieri per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha affermato che la partecipazione dell’Italia alla BRI aggiungerebbe “legittimità” al progetto di infrastrutture di Pechino. In pratica il progetto non sarebbe “legittimo”, secondo Marquis, perchè non in linea con gli interessi economici degli USA.
Gli Stati Uniti e l’amministrazione di Washington, che non fanno mistero di voler contenere l’espansione economica della Cina, hanno attivamente cercato di frenare l’influenza globale della Cina e per questo manifestano un “turbamento” per i piani di alcuni paesi europei, come Italia e Grecia, di compartecipare al progetto della Belton Road che Washington vede come “il fumo negli occhi”.
Il Marquis aveva in precedenza affermato che il progetto, secondo lui, non avrebbe avuto “alcun beneficio economico effettivo per il popolo italiano” e che “potrebbe finire col danneggiare la reputazione globale dell’Italia nel lungo periodo (??).
Il funzionario della Casa Bianca ha invitato “tutti i suoi alleati e partner, tra cui l’Italia, a esercitare pressioni sulla Cina per portare i suoi sforzi di investimento globale in linea con gli standard internazionali e le pratiche avanzate accettate” (quelle stabilite da Washington).
A parte la discutibilità dei giudizi che l’Amministrazione USA fornisce sul piano di investimenti della Belton Road, si nota come molto evidente una interferenza grossolana di Washington in quelle che sono decisioni economiche di un paese sovrano (?), se l’Italia lo è davvero.

Promo treno per la Cina

L’invito di Washington fatto all’Italia rappresenta al momento un “preavviso” che lascia intravedere una linea rossa che l’Italia, come gli altri paesi nella sfera d’influenza (leggi subordinazione) agli USA non dovrebbero oltrepassare.
Fare affari con la Cina, con la Russia, con l’Iran e con gli altri paesi antagonisti dell’egemonia statunitense non è consentito. Gli USA naturalmente si riservano di far balenare il prossimo ricatto contro chi infrange le regole imposte dal Dipartimento di Stato. 
Lo stesso tipo di avvertimento Washington ha trasmesso alla Germania circa i progetti di investimento (questi in fase avanzata) sulle risorse energetiche con la Russia, il gasdotto Nord Stream 2, per il quale gli USA hanno previsto sanzioni contro le società che partecipano ai lavori. Senza parlare del bloco ai progetti di investimenti della Volkswagen con la Gaz in Russia e altri progetti similari.
In questo caso sarà interessante verificare quale sarà la reazione dei Governo giallo/verde italiano che viene indicato come un governo “sovranista”. Di sovranismo è facile parlare ma, quando sono in questione gli interessi nazionali del paese, allora bisogna muoversi con coerenza e chi lo fa deve essere consapevole che corre dei rischi. Gli stessi rischi che a suo tempo corsero personaggi della Storia italiana come l’ing. Mattei, come Aldo Moro e come Bettino Craxi. Tutte persone che non hanno fatto una bella fine.

di Luciano Lago

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Scritto da su Mar 13 2019. Archiviato come Politica, Primo piano. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questa voce

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