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Migrazioni: un incontro tra culture

Migranti e richiedenti asilo del Cara di Castelnuovo di Porto, Roma, 22 gennaio 2019 ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Le migrazioni rappresentano un tema cruciale per la nostra epoca, un impegno inderogabile da affrontare con responsabile razionalità. Il timore principale è che resti solo un tema da strumentalizzare per accendere fuochi populisti e convogliare consenso elettorale. Occorre sicuramente trovare una sinergia collaborativa tra tutte le nazioni e abbandonare la logica dello “scarica barile”, ma soprattutto evitare qualsiasi ricatto politico che gravi sulla vita delle persone. Questa è la priorità, qualunque altro discorso, valido o meno, viene in un secondo momento. Pensare di parlare di migrazione come sedicenti esperti del tema solo perché opinionisti in un salotto televisivo, senza conoscere la storia e le sue contingenze getta fumo negli occhi e non risolve la questione. Basterebbe solo un po’ di buon senso e di responsabilità. Pensare al braccio di ferro politico e non riflettere sul fatto che il cadavere di un bambino venga ripescato in mare con la sua scheda scolastica ancora addosso, bè quella non è politica, non è giustizia ma solo barbarie. La più crudele, mortificante e misera che si possa immaginare. Le posizioni troppo rigide e le estremizzazioni sono le vere componenti del conflitto e dell’esclusione. Ogni credenza ideologica monotematica, di qualunque origine politica, ha bisogno di un nemico da eliminare, prima con la propaganda e poi fisicamente. La mancanza del dibattito e del rispetto per la libertà di pensiero sono la base di tutti i più grandi crimini della storia. Attualmente viviamo un preoccupante paradosso storico: mentre ricordiamo giustamente le tragedie del passato per ricordare le vittime della barbarie umana, quella più insensata e irrazionale, ci rifugiamo nel populismo più cieco ed escludente che fa del rifiuto dell’altro il suo credo. Chi oppone a questo il multiculturalismo come soluzione non capisce che a volte unire due culture inconciliabili è controproducente e irrispettoso per entrambe; mentre una visione interculturale in cui le parti s’incontrano per una condivisione fatta di rispetto reciproco, e soprattutto delle regole, aiuterebbe a capirci meglio, a comunicare, ad arricchirsi, evitando di generalizzare il male, demonizzare il prossimo aprioristicamente e strumentalizzare il diverso in nome del politicamente corretto che uccide ogni evoluzione culturale e ci riporta a compiere sempre gli stessi errori. Il passato esiste ed è lì per ricordarci le sue terribili conseguenze. Teniamone conto e pensiamo. Sempre.

a cura di Marino D’Amore

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Scritto da su Feb 15 2019. Archiviato come L'opinione di D'Amore, Primo piano. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questa voce

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