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Caccia al Ladro

Un mito degli anni ’50, un must oggi. Signore, il maglione a collo alto è servito.

La sua è davvero una lunga storia. Francesi e inglesi se ne contendono la paternità. Commercianti ebrei dell’Ottocento giurano di essere stati i primi ad indossarlo. E la stessa cosa sono pronti a sostenere gli sportivi di tutta l’Europa Unita. E’ davvero troppo. In verità lui non ha padroni, veste i preti come i marinai, ed è noto, quanto siano lontane fra loro queste due “tribù”. Cambia nome come il tempo in montagna. Spesso. Si definisce lupetto (anni ’80), “col roulé”, “ciclista”, “rififì” (da una pellicola francese degli anni ’50), prosaicamente collo alto (Italia), a cratere quando simula esplosioni creative, molto country, e quindi molto fashion.

Magico Udinì nel gran circo delle mode, quantificabili in millimetri, si mimetizza e diventa attore di un film noir. Eppure è solo un maglioncino. Potenza dell’immaginario collettivo. Imperscrutabile dogma. Divisa degli esistenzialisti. Ricordi perduti di mille Gauloise fumate nel buio delle cantine di Saint Germain des Près. Allora la bella Simone e Sartre si amavano e la rivoluzione era ancora da fare. Piaceva a Mastroianni, in versione giornalista, che ne diventò il testimonial. Anni Sessanta. E la vita sembrava davvero dolce. Come un film di Fellini. Arrivare al “dolcevita” è un attimo. Nero. Elegantissimo se visto addosso alla flessuosa Audrey Hepburn, trasgressivo se indossato dall’avvocato. Possibile? Si, è possibile. Corto Maltese e Jack Kerouac, chi in mare, chi on the road: un unico, semplice stile.

Tanto tempo fa come adesso.

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Scritto da su Gen 28 2019. Archiviato come Leggila Pucci. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questa voce

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