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Perché le sinistre al servigio del capitale amano Soros

 La tragicomica storia delle sinistre è, per sua essenza, la storia della loro metamorfosi kafkiana: che dal partito comunista del glorioso Gramsci le ha infine portate a essere, dopo una lunga e travagliata vicenda, le sinistre fucsia e arcobaleno al servigio delle classi dominanti. Da movimento organizzato partiticamente della lotta contro il capitale (Gramsci, Togliatti e la via nazionale al comunismo), esse si sono metamorficamente ridefinite come movimento della lotta per il capitale: ogni loro vittoria, negli ultimi trent’anni, è stata un bagno di sangue per le classi lavoratrici. Si pensi anche solo all’operato di Mitterand in Francia, D’Alema in Italia e Blair in Inghilterra. Oggi, del resto, esse hanno smarrito ogni riferimento reale e simbolico al popolo e alla classe lavoratrice, che anzi disprezzano con risibili categorie come quella di “populismo”: che è, appunto, la vernice con cui occultano la propria demofobia, il proprio conclamato odio per il popolo, per i lavoratori e per le loro richieste basiche di salari, stabilità esistenziale e lavorativa, protezionismo economico.

L’emblema di tutto ciò sta nell’odierno amore sfrenato che le sinistre provano per il “filantropo”, in realtà turbomondialista Soros: ossia per il forse più influente membro delle classi dominati cosmomercatistiche no border. Come si è giunti a questo baratro? Perché le sinistre, da amiche dei lavoratori che un tempo erano, sono oggi amiche di coloro i quali, tutelando i propri interesse di classe, procedono massacrando i lavoratori a colpi di globalizzazione infelice e competivitivà senza frontiere? Perché dall’amore per Gramsci, che oggi hanno rinnegato, sono le suddette sinistre passate ad amare Soros, che un tempo avrebbero fieramente combattuto? “Io sto con Soros”. Così ha recentemente cinguettato, senza pudore, Carlo Calenda, immagine della sinistra market-friendly di completamento del nesso di forza capitalistico. Che dire? Ottima scelta quella del savio Calenda, coerente con il piano delle sinistre di docile servitù verso le classi dominanti e di spietato massacro dei lavoratori in nome del mercato, della Ue, della competitività.

Lo sappiamo: i pagliacci della sinistra italica amano Soros. Ormai è chiaro perché: nessuno più di lui ha investito danari per l’abbattimento del comunismo, permettendo ai suddetti pagliacci di riadattarsi al soldo del capitale e in senso liberal. Permettendo loro, cioè, di compiere appieno la propria metamorfosi indecorosa, che li ha portati a rinnegare tutto, compreso se stessi. Soros, lo sappiamo, appoggia sempre e solo lotte che, fingendosi volute dalla società civile, tutelano gli interessi della global class comspolitica e competitivista: dalle deportazioni di schiavi dall’Africa per mezzo di navi privatissime al rovesciamento di governi non allineati grazie a “rivoluzioni colorate” gestite ad hoc dall’alto. Avete mai visto il turbocapitalista Soros finanziare le proteste degli operai di Fiat Mirafiori? O dei precari di Bologna? O, ancora, dei disoccupati di Napoli? Certo che no. Egli finanzia sempre e solo ciò che è organico alla open society, ossia al modello del capitalismo più spietato fattosi mondo.

Gli araldi del pensiero unico politicamente corretto ed eticamente corrotto, i “militonti” delle sinistre (che le appoggiano senza essersi accorti che, per ciò stesso, difendono gli interessi dei dominanti: Martina che dice di scendere in piazza con la bandiera della Ue può bastare a mo’ di exemplum?), diranno a questo punto che siamo antisemiti: chi critica Soros è antisemita, a loro giudizio. L’idiozia raggiunge qui il limite estremo di non ritorno: se attacchiamo Soros, non lo facciamo certo perché è ebreo. Lo facciamo perché egli – che sia ebreo o cristiano, ateo o musulmano è del tutto irrilevante – è un nemico di classe: l’odio che egli riserva a noi, alle classi lavoratrici e ai popoli sofferenti deve essergli restituito per intero e senza sconti. Si chiama antisemitismo? No, signori: si chiama lotta di classe. Ce l’ha insegnato un tale che era anch’egli ebreo, ma che, a differenza di Soros, stava dalla nostra parte: Carlo Marx.

Diego Fusaro

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Scritto da su Gen 24 2019. Archiviato come Cultura, La voce di Fusaro. Puoi seguire tutti i commenti di questo articolo via RSS 2.0. Puoi lasciare una risposta o un trackback a questa voce

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